UN PARENTE

[Per una volta formulo il desiderio di essere un prete di parrocchia, proprio quello che fa, o faceva, Catechismo ai bambini:

cui insegnerei che a Gesù piaceva diventare un uomo e proprio per questo lo è diventato (incarnazione), e restarlo (ascensione), altrimenti sarebbe stato fuori di testa a diventarlo e restarlo in saecula saeculorum. Ma questa elementare verità, perfino ovvietà, è ancora lontana dall’essere digerita. E’ il senso dell’articolo che segue.]

Presento succintamente una conclusione che coltivo da anni e sulla quale mi sono assestato, resettato come si dice in lessico informatico:
la principale festività cristiana dovrebbe essere neppure quella della resurrezione, bensì quella dell’ascensione.

La prima è “solo” un miracolo, la seconda un desiderio e un giudizio, quelli di Gesù in persona:
egli desidera e giudica bene essere e restare un uomo – sensibilità, motricità, pensiero – in saecula saeculorum:
questo desiderio e giudizio è l’ultima parola dell’incarnazione, il suggello dell’intera operazione, altrimenti non è vero niente, solo nuvole barocche (“la vita è sogno”).

É ciò che distingue Gesù da Platone, Buddha, Islam, Kierkegaard (e chi altri?):
non dall’Ebraismo malgrado una lunga Storia irrisolta:
e forse irresolubile ma la cosa non mi preoccupa, potrebbe perfino essere messa a frutto.

Si tratta di una distinzione culturale netta, chiara e distinta, razionale.

L’ascensione come desiderio e decisione personale, e razionale, di Gesù è rimasta indigesta da venti secoli:
un’inconfessata ripugnanza per l’incarnazione li attraversa:
per tutti resta inammissibile, inconcedibile, improponibile, indipendentemente dalla fede, che qualcuno possa desiderare di continuare ad andare in giro sulle sue gambe per tutti i tempi in quanto sensibilità-motricità-pensiero ossia uomo, cioè per profitto o beneficio e non costo o sacrificio.

I cristiani non hanno bene risolto la ripugnanza greca per il corpo salvo tollerarlo come animale (“animale razionale”, “animale politico”, “animal grazioso e benigno”), e per la materia sì ma non perché materia bensì perché materia prima ossia legata al lavoro:
il greco è intellettualmente schiavista, il lavoro è servile, il pensiero non è lavoro bensì speculazione e contemplazione:
la contrapposizione a Gesù, come a Freud, non potrebbe essere più brutale:
rendo manifesto che Gesù è stato il primo pensatore del lavoro libero (talenti, albero-frutto, suo Padre lavora eccetera).   …

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Pubblicato sul sito www.culturacattolica.it mercoledì 25 maggio 2011


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Data di pubblicazione: 05/06/2016



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