UN VEDERE INVIDIOSO, O AMORE E PSICHE

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Supero con uno strappo la paura della banalità (mia), riferendo quello che mi è apparso come un dato d’osservazione in diversi quadri di Congdon degli ultimi anni.

Il dato e questo: molti di essi potrebbero essere appesi al muro per mezzo di un gancio infisso a uno qualsiasi dei lati, cioè indifferenza oggettiva verticale/orizzontale, destra/sinistra. É una banalità (la mia), o é un miracolo (il suo)?

Congdon aveva già guadagnato il superamento della opposizione superficie/profondità. Ma qui, egli, avrebbe guadagnato il non esserci più gravità, gravità-grevità: i corpi non cadono più in basso, né, allora, neppure in alto. L’idea è di leggerezza, ma assoluta. Verrebbe da parlare di una fisica di Congdon: la massa – sto giocando con le parole – non ha più peso, né pesantezza. In questa resurrezione dei corpi, sembra fare concorrenza a Dio. Si potrebbe parlare di una sorta di metafisica, e in ogni caso non di una microfisica estetica, siamo sempre nel campo del macroscopico, del visibile ad occhio «nudo», cioè dell’esperienza comune.

Forse si potrebbe persino rincarare, ammettendo che tali quadri possano ruotare (ancora indifferentemente, ma forse meglio, contingentemente) non solo sull’asse antero-posteriore, ma anche su quelli verticale e orizzontale. Fine delle ostilità, dell’oppressione. Mi è anche sembrato di osservare degli abbozzi di schemi levogiri e destrogiri.

In queste righe tenterò di rispondere alla domanda: se questo è un punto di arrivo (non dico il solo), lo è da quale partenza?

Non ho ambizioni critiche né estetiche, non avendo neppure le doti richieste da simili ambizioni. In fondo vorrei solo porre a Congdon, come in privato, le domande buone, meno buone, che il guardare le sue opere mi ha, fatto sorgere. Domande come queste:

Che cosa sa un artista?; chi, che cosa, glielo fa fare?; qual è il valore delle opere (d’arte)?; c’é un «Dio degli artisti?» (non mi risulta che altri abbia avuto un’idea simile), cosi come si dice «Dio degli scienziati»?; un artista come tale, può ingannare?; può esserci malignità dell’artista, e dell’arte?; c’e sempre per un artista un committente?, quanti tipi di committenti sono concepibili?; la stessa domanda per il pubblico: quanti elementi relazionati tra loro possono convivere in un’immagine?; e possibile, in pittura, un’immagine oscena? e un’immagine non oscena?; è possibile la pornografia?; come ti permetti di essere un artista, e di dirti tale?; ci sono eros e psiche nei tuoi i quadri?  …

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In Chi ha paura del rosso, del giallo, del blu. Immagine, icona, visione, “Quaderni di The Foundation for Improving Understanding of The Arts”, n. 1, Jaca Book 1987, pp. 147-153.


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Data di pubblicazione: 05/06/2016

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