«UNIVERSITÀ»

Corso 1995/1996
“UNIVERSITÀ”. RI-CAPITOLARE

 

 

Vi saluto come convitati di questa Università, fondata dopo alcuni anni di lavoro di Studium, iniziativa che ricorda quel primo spunto di università europea nata a Bologna agli inizi del nostro millennio e da cui è venuto il resto. Quale che sia il vostro titolo di studio siete i convitati di questa idea, il che significa che, in quanto convitati, partecipate alla mensa.

Possiamo anche iniziare dicendo che la nostra università «non è di questo mondo». Questa frase comporta l’essere di questo mondo, stante il pensiero ereditario di cui sempre abbiamo parlato: eredità significa possesso, ed è un concetto di possesso a farci introdurre la nostra idea di università.

  1. L’angoscia e i massimi sistemi

«Soggetto» significa sempre «soggetto agente», operante; anche il nostro pensiero della legge, «pensiero di natura», equivale a dire «soggetto». Senza pensiero di natura non c’è soggetto né corpo: c’è Kierkegaard. La nostra idea di soggetto ha come conseguenza il dire che Kierkegaard ha torto allorché dice che l’uomo di fronte a Dio ha sempre torto. Se fosse Dio ad aver pronunciato questa frase, si sarebbe autosmentito, perché non esistono dimensioni maggiori delle dimensioni di un soggetto e noi trattiamo il reale come avente pari dimensione del soggetto.

Per questo discorriamo sempre dei massimi sistemi. Quando affrontiamo il tema Università, ma anche quando analizziamo un lapsus, il modo di condursi dell’handicappato o dell’idiot savant, la differenza fra psicosi e nevrosi.

Che cosa l’angoscia ha a che vedere con i massimi sistemi? Perché introdurre l’angoscia, e fino dall’inizio non solo della mia esposizione, ma dell’introduzione ai nostri lavori di quest’anno?

L’angoscia si connette alla comune esperienza dell’andare male fra lui e lei, così che lui la perde. Tuttavia, commettete un errore vecchio come la storia dell’umanità (e pure attualissimo), se ritenete che l’angoscia sorga in seguito alla perdita della ragazza. No, l’angoscia non è effetto dell’aver perso la ragazza, ma dell’aver perso la bussola. Quella stessa bussola, il cui possesso consentirebbe di tenere la ragazza. Anche perché, come tutti sanno, la vera difficoltà non è raggiungere la posizione, ma tenerla. …

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Pronunciato l’ 11 novembre 1995
Trascrizione a cura di Gilda Di Mitri
Testo non rivisto dall’Autore


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Data di pubblicazione: 05/06/2016

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